La mostra antologica di Giorgio Tentolini a Palazzo Tarasconi rappresenta un momento di rivelazione intima e poetica nel cuore di Parma: un’esposizione che attraversa più di vent’anni di ricerca, e che restituisce al pubblico l’evoluzione di un linguaggio artistico unico, fondato sulla luce, sul tempo e sulla memoria.
Giorgio Tentolini (Casalmaggiore, 1978) vive e lavora nella sua città natale. La sua opera si sviluppa a partire da una riflessione sul tempo come identità e stratificazione, attraverso un lento processo di costruzione dell’immagine. Tulle, rete metallica, carta, acetato e PVC diventano materiali primari in una pratica che unisce tecniche antiche e sperimentazione contemporanea. Ogni sua opera nasce come un intreccio tra pittura e scultura, tra presenza e dissoluzione, tra visione e assenza.
L’esposizione si apre con un omaggio al Parmigianino e si dipana tra miti classici, corpi ideali e volti anonimi, in una sequenza che alterna sacro e profano, memoria e visione algoritmica. Il volto umano – tema ricorrente e fondativo – è indagato come specchio dell’individuo e della collettività, come luogo dell’identità ma anche della sua dissoluzione. In mostra, le celebri serie Pagan Poetry, Jeune Fille, In Too Deep, No One e Derealized, fino al recente Monades, sono testimonianze di una poetica dell’ombra e della soglia, capace di restituire all’immagine una profondità silenziosa e perturbante.
Tentolini lavora la luce come fosse materia e il tempo come fosse tessuto. Le sue opere sfidano l’immediatezza visiva e impongono allo spettatore una sosta, un ascolto, un’interrogazione. In un’epoca dominata dall’eccesso percettivo, la sua ricerca appare come una forma di resistenza sensibile: una meditazione visiva sull’identità, sulla bellezza, sull’umano.
La mostra, curata da Alberto Mattia Martini, è più di una retrospettiva: è un atto di restituzione, un viaggio nella memoria e nella visione, in dialogo con l’architettura rinata di Palazzo Tarasconi e con lo sguardo di chi ancora crede che l’arte possa svelare ciò che il tempo nasconde.